Il Castelletto di Genova: La Fortezza della Discordia

Il forte di Castelletto non è stato un semplice castello, ma il simbolo vivente del complicato rapporto tra Genova e i suoi dominatori. Questa struttura, oggi scomparsa, dominava la città dalla spianata omonima. Inoltre, rappresentava un’arma a doppio taglio: difendeva dalle invasioni esterne, ma controllava ferocemente i cittadini in caso di rivolta.

Di seguito, ecco i momenti salienti che hanno segnato la sua turbolenta storia:

Origini Antiche: In epoca romana il colle era noto come Monte Albano. Tuttavia, il primo documento ufficiale che cita un “Castellum” risale al 952.

Baluardo contro i Saraceni: Inizialmente, una torre di avvistamento proteggeva l’abbazia del Carmine dalle incursioni piratesche.

Mura del Barbarossa: Durante il Medioevo, la struttura divenne parte fondamentale della cinta muraria difensiva.

Scontri tra Fazioni: Nel 1335, i Ghibellini sottrassero il controllo della torre ai Guelfi grazie al supporto dei Savonesi.

Il Tiranno Francese: Il governatore Jean le Maigre (Boucicault) trasformò la torre in una vera cittadella rettangolare per sottomettere i genovesi.

La furia del Popolo: Come accadde per la Bastiglia, i cittadini abbatterono il forte più volte tra il 1409 e il 1527 per riconquistare la libertà.

Veduta da Castelletto

Secoli di Conflitti e Ricostruzioni

Nonostante le distruzioni, i sovrani stranieri cercarono sempre di ripristinare questo punto strategico. Ad esempio, il duca di Milano Filippo Maria Visconti lo restaurò nel XV secolo. In seguito, anche il celebre Conte di Carmagnola intervenne sulla struttura nel 1421.

Tuttavia, non tutti i potenti volevano il ritorno della fortezza. Infatti, nel XVI secolo, la ferma opposizione dell’ammiraglio Andrea Doria impedì agli Spagnoli di ricostruire il castello. Di conseguenza, per lungo tempo, l’area ospitò solo botteghe e la fabbrica della polvere pirica.

L’Atto Finale e il Panorama Odierno

La storia moderna del forte riprende nel 1815, quando Genova passò sotto il controllo del Regno di Sardegna. I piemontesi volevano una fortezza imponente per intimidire la popolazione recalcitrante.

Pertanto, gli ingegneri Carlo Barabino e Giovanni Chiodo progettarono una nuova struttura massiccia con baluardi angolari. Ma i fermenti risorgimentali del 1848 segnarono la fine definitiva del castello. Il popolo, stanco dell’oppressione, rase al suolo la costruzione in meno di trent’anni dalla sua nascita.

Oggi, al posto dei cannoni, troviamo eleganti palazzi e una delle viste più belle del mondo. Infatti, le fondamenta degli edifici attuali ricalcano esattamente il perimetro del vecchio cortile. Pertanto, passeggiando in zona, potrai ancora scorgere piccoli frammenti dell’antica cinta lungo la salita San Gerolamo.

 

 

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