Forte San Giuliano 1818/1832

Sorge in Albaro, chiuso tra i caseggiati ed in posizione defilata; è visibile solo da via Gobetti ed in parte da corso Italia.
È punto di partenza da una parte della retta che congiunge idealmente i forti di S. Martino, S. Tecla, Richelieu e Ratti, e dall’altra delle batterie costiere verso Genova.
Sia durante il bombardamento navale del 1684 che durante il blocco del 1747 e del 1800 la città si era mostrata vulnerabile dal lato mare; e se al ponente la difesa agli sbarchi era fornita dalle colline sovrastanti, a levante la città era più indifesa.  Nel 1746 le batterie sono: Malapaga, Carignano, Cava, S. Giacomo, S. Margherita, a difesa del porto vi sono dei pezzi sui moli, alla Darsena, sul molo Vecchio e alla Lanterna. Nel 1747 tutte queste batterie sono risistemate, rinforzate da parapetti e troniere, opera soprattutto dell’architetto Ricca. Ma è il levante che pone spesso problemi, difatti il libero transito delle navi da guerra permette durante tutto l’assedio il rifornimento degli Austriaci in Albaro ed il trasferimento dell’artiglieria dove fosse più necessaria. Nel 1748 vediamo sorgere la batteria di S. Nazaro e di S. Giuliano.
Verso il 1770, su disegni del Codeviola si appronta una nuova e più munita batteria a S. Giuliano, presso la villa del Magnifico Sopranis, appoggiata da una piccola ridotta. La costruzione di un vero forte iniziò nel 1818 e terminò nel 1832. In origine fu concepito come una struttura appena sporgente dal terreno e circondata da un largo e profondo fossato similmente al forte di S. Martino, per non offrire bersaglio alle artiglierie navali.
Il forte era munito di due porte: una a monte, quella attuale, e l’altra rivolta a Genova. Al suo interno si ergeva una costruzione quadrata, forse la primitiva ridotta settecentesca. La caserma prospetta sul lato a monte, più protetto, ed è un corpo formato da due bastioni su un’altezza di tre piani. Gli spalti lato mare e verso Sturla erano muniti di grossi parapetti in terra dietro cui piazzare le bocche da fuoco; quelle da sedici libbre erano puntate sulla campagna, quelle pesanti verso il mare. Una successiva modifica abbatté l’antico fortino lasciando libero un grande spiazzo.
Nella rivolta del 1849 fu occupato dagli insorti ma venne consegnato dal comandante del presidio ai  Piemontesi. “Egli portavasi l’8 aprile in compagnia del suo tenente N.N. a parlamentare con Alessandro La Marmora in Sturla e quindi tornava a’ suoi non con onorevoli accordi ma alla testa di duecento Piemontesi ai quali consegnò la fortezza, obbligando i suoi militi ad uscirne disonorati e senz’armi.” (1)
Unico fra tutti i forti ha seguitato ad essere adibito ad usi militari sino ai giorni nostri subendo in continuazione adattamenti.
Il prospetto principale oggi si affaccia sul taglio nella collina effettuato con il tracciamento di via Gobetti per cui il forte che in precedenza era appena sporgente oltre il terreno, ora sembra essere stato messo su di un rialzo. Sulla facciata si apre la porta servita da un ponte levatoio ancora in funzione, la muratura è stata recentemente e malamente intonacata, con scarso gusto ricoprendo la superficie muraria di pietra, gli archi e le spallette delle finestre e gli spigoli di mattone con un’unica crosta grigiastra.
I fianchi Genova e Sturla sono abbastanza integri, anche se soffocati da palazzi. Si possono notare i grossi doccioni in marmo che sporgono per quasi un metro oltre la muratura nel lato meridionale.
Con l’apertura di corso Italia si vedono gli sbrecciamenti effettuati nelle mura per necessità di taglio; appare in vista anche un corridoio interrato emergente dal terrapieno e che doveva servire da sortita antisbarco.
(1) I Moti Genovesi del 1849. 

Forte San Giuliano

(Tratto da “Fortificazioni campali e permanenti di Genova” di R. Finocchio, Valentini Editore)

It stands in Albaro, enclosed between the blocks of flats and in a secluded position; it is visible only from Via Gobetti and partly from Corso Italia.
It is the starting point on one side of the line that ideally connects the forts of S. Martino, S. Tecla, Richelieu and Ratti, and on the other side of the coastal batteries towards Genoa.
Both during the naval bombardment of 1684 and during the blockade of 1747 and 1800 the city was vulnerable from the sea side; and if to the west the defence against landings was provided by the hills above, to the east the city was more defenceless. In 1746 the batteries were: Malapaga, Carignano, Cava, S. Giacomo, S. Margherita, in defence of the port there were pieces on the docks, at the Darsena, on the Molo Vecchio and at the Lanterna. In 1747, all these batteries were rearranged and reinforced with parapets and thrones, mainly by the architect Ricca. But it was the eastern side that often posed problems, since the free passage of warships allowed the Austrians to refuel in Albaro throughout the siege and the transfer of artillery to where it was most needed. In 1748 the batteries of S. Nazaro and S. Giuliano were built.
Around 1770, based on Codeviola’s designs, a new and better equipped battery was built at S. Giuliano, near the villa of the Magnifico Sopranis, supported by a small redoubt. The construction of a real fort began in 1818 and was completed in 1832. It was originally conceived as a structure barely protruding from the ground and surrounded by a wide and deep moat similar to the fort of S. Martino, so as not to offer a target to naval artillery.
The fort had two gates: one upstream, the present one, and the other facing Genoa. A square building stood inside, perhaps the primitive 18th century redoubt. The barracks face the upstream side, which is more protected, and is a body formed by two bastions on a height of three floors. The bastions on the sea side and towards Sturla were equipped with large earthen parapets behind which the guns were placed; the sixteen-pounders were aimed at the countryside, the heavy ones towards the sea. A later modification demolished the old fort, leaving a large open space.
In the 1849 revolt, it was occupied by insurgents but was handed over to the Piedmontese by the commander of the garrison. “On the 8th of April, in the company of his lieutenant N.N., he went to speak with Alessandro La Marmora in Sturla and then returned to his troops not with honourable agreements but at the head of two hundred Piedmontese to whom he handed over the fortress, forcing his soldiers to leave dishonoured and without arms. (1)
Unique among all the forts, it has continued to be used for military purposes up to the present day, undergoing continuous adaptations.
The main façade today overlooks the cut in the hill made by the tracing of via Gobetti, so that the fort, which previously just overhung the ground, now seems to have been placed on a rise. On the façade opens the door served by a drawbridge still in operation, the masonry has been recently and poorly plastered, with little taste covering the stone wall surface, the arches and the window openings and the brick corners with a single greyish crust.
The Genoa and Sturla sides are fairly intact, although smothered by buildings. One can note the large marble gargoyles protruding almost a metre beyond the masonry on the southern side.
With the opening of Corso Italia, one can see the breaches made in the walls for cutting purposes; an underground corridor emerging from the embankment and which was to serve as an anti-landing sortie is also visible.
(1) The Genoese uprisings of 1849.