Forte Santa Tecla 1747-1814/1833

Il Forte Santa Tecla fa parte dello sbarramento orientale della città ed è in posizione strategica sia per controllare l’antica via romana a S. Martino che per fermare la discesa del nemico proveniente dal Ratti.
Il forte situato quasi tra l’abitato, si raggiunge rapidamente salendo da S. Fruttuoso oppure percorrendo salita superiore di S. Tecla che da S. Martino conduce ai Camaldoli.
Nel 1747 su questa collina era stata approntata una piccola ridotta addossata ad una chiesetta campestre dedicata a S. Tecla e ad una aderente casetta appartenente ai Camaldolesi. Ma la ridotta ed i difensori non ebbero occasione di passare alla storia perché la zona fu occupata senza colpo ferire il 12 giugno 1747 dagli Austriaci che erano calati dal Ratti, e che sistemeranno qui una batteria per colpire l’avamposto genovese della Madonna del Monte.
Con la ritirata austriaca il Sicre aveva già pronto un progetto di un forte da costruirsi a S. Tecla. Come disegno non discosta molto da quello del Diamante, ma anche qui manca una aderenza alla realtà morfologica del terreno. Il forte è da manuale e per zone pianeggianti; le mura sono basse e circondate da ampi fossati. Le spese per il taglio di tanto terreno roccioso sarebbero state assurde, e non furono assolutamente considerate le difese naturali offerte dal pendio del monte.

Comunque nonostante i molteplici inconvenienti, nell’agosto del 1747 fu dato incarico di eseguire i lavori ai capi d’opera Bartolomeo Orsolino, Pietro Cantone e Giovanni Montaldo, sotto il controllo dell’Ingegnere Militare De Cotte. Il contratto stabiliva tempi molto stretti nella consegna: due mesi per preparare i terrapieni, caserme a prova di bomba per alloggiare 150 soldati, 2 magazzini, cisterna. Durante il procedere dei lavori si rileva già che il forte non potrà avere mai quei requisiti di sicurezza senza dover incorrere in spese spropositate. Previsione giusta perché un anno dopo il Sicre presenta un altro preventivo per le migliorie da apportare; dalle 114 mila lire iniziali si passa a 174 mila lire genovesi.
Nel 1751 il forte è terminato con la sua caratteristica planimetria di H data dalle opere a corno. Il Sicre ancora insoddisfatto nel 1756 propone variazioni con l’innalzamento di una caserma sul fronte a monte, ma il nuovo progetto fu respinto perché ritenuto troppo oneroso finanziariamente.
L’incarico di presentare nuovi disegni fu affidato al Maggiore Ingegnere Michele Codeviola nel 1759, ma bisognerà aspettare il 1774 per avere un progetto veramente esecutivo sempre del Codeviola.
Il forte pur mantenendo inalterato il perimetro degli spalti, si arricchisce di nuovi locali per la truppa e magazzini.
Il 30 aprile 1800 gli Austriaci scatenano una grande offensiva che li rende padroni di alcuni forti, ma S. Tecla resiste ottimamente, anche perché è uno dei pochi in muratura. Con la resa della città del 5 giugno il forte passò per qualche giorno in possesso austriaco, per ritornare in mano francese a seguito della vittoria di Marengo.
Con l’annessione di Genova al Piemonte si diede mano a sostanziali lavori di potenziamento, in un periodo compreso tra il 1815 ed il 1833.


Sul lato mare si costruisce una caserma alta due piani, mentre le opere a corno del lato a monte si alzano di un piano per dare riparo a due postazioni munite di diverse cannoniere.
Molti perfezionamenti sono apportati alle prime difese esterne. Un muro ad andamento irregolare si articola intorno al forte, una sorta di camino coperto segnato da numerose feritoie e garitte di guardia. Un altro muro con feritoie si estende a valle, dal lato Genova. Sul piazzale prospiciente è sistemata una postazione esterna realizzata con un riporto in terra per mettere in batteria sei pezzi di grosso calibro orientati su Sturla. Il portale preceduto da un fossato è contornato da un bel bugnato, sovrastante è lo stemma Savoia.
Durante i moti del 1849 il forte fu occupato da alcuni rivoltosi, ma poi abbandonato al sopraggiungere dei Piemontesi. Verso la fine dell’800, perduta ogni funzione strategica fu adattato a carcere, in seguito
accolse un’osteria; dopo l’ultima guerra fu occupato da sfollati ed emigrati.

(Tratto da “Fortificazioni campali e permanenti di Genova” di R. Finocchio, Valentini Editore)

Attualmente il forte è gestito dalla Associvile Volontari Protezione Civile Genova

Mappa Santa Tecla
Piantina Santa Tecla

(Tratto da “I forti di Genova” Sagep Editice)

Forte Santa Tecla is part of the eastern barrage of the city and is in a strategic position both to control the ancient Roman road to S. Martino and to stop the descent of the enemy coming from Ratti.
The fort is situated almost in the middle of the town and can be reached quickly by climbing up from S. Fruttuoso or going along the upper slope of S. Tecla that leads from S. Martino to Camaldoli.
In 1747 on this hill a small redoubt was built next to a small rural church dedicated to S. Tecla and a small house belonging to the Camaldolese. But the redoubt and the defenders did not have the opportunity to go down in history because the area was occupied without a blow on June 12, 1747 by the Austrians who had come down from Ratti, and that will place here a battery to hit the Genoese outpost of Madonna del Monte.
With the Austrian retreat, Sicre had already prepared a project for a fort to be built in S. Tecla. As a design it does not differ much from that of the Diamante, but even here there is no adherence to the morphological reality of the land. The fort is textbook and for flat areas; the walls are low and surrounded by wide moats. The expense of cutting so much rocky terrain would have been absurd, and the natural defenses offered by the slope of the mountain were not considered at all.

However, in spite of the many inconveniences, in August 1747 the works were entrusted to Bartolomeo Orsolino, Pietro Cantone and Giovanni Montaldo, under the control of the Military Engineer De Cotte. The contract established very tight deadlines: two months to prepare the embankments, bomb-proof barracks to house 150 soldiers, 2 warehouses, and a cistern. As the work progressed, it was already clear that the fort would never be able to meet those safety requirements without incurring disproportionate expenses. This prediction was correct because one year later Sicre presented another estimate for the improvements to be made; from the initial 114,000 liras it rose to 174,000 Genoese liras.
In 1751 the fort was finished with its characteristic H plan given by the horn-shaped works. The Sicre still dissatisfied in 1756 proposes changes with the raising of a barracks on the front upstream, but the new project was rejected because it was considered too expensive financially.
The task of presenting new designs was entrusted to the Major Engineer Michele Codeviola in 1759, but it will have to wait until 1774 to have a truly executive project always of Codeviola.
The fort while maintaining the perimeter of the ramparts unchanged, is enriched with new rooms for the troops and warehouses.
On April 30, 1800 the Austrians unleashed a major offensive that makes them masters of some strong, but S. Tecla resists very well, also because it is one of the few in masonry. With the surrender of the city on June 5, the fort passed for a few days in Austrian possession, to return to French hands following the victory of Marengo.
With the annexation of Genoa to Piedmont was given hand to substantial work of strengthening, in a period between 1815 and 1833.
A two-storey high barracks was built on the sea side, while the horn works on the upstream side were raised by one floor to provide shelter for two posts equipped with several gunboats.
Many improvements were made to the first external defenses. A wall with an irregular course is articulated around the fort, a sort of covered chimney marked by numerous embrasures and sentry boxes. Another wall with loopholes extends downstream, on the Genoa side. On the square in front of the fortress there is an external post made with an earth filling in order to put in battery six pieces of big caliber oriented on Sturla. The portal, preceded by a moat, is surrounded by a beautiful ashlar and above it is the Savoy coat of arms.
During the riots of 1849 the fort was occupied by some rebels, but then abandoned when the Piedmontese arrived. Towards the end of the 800, lost any strategic function was adapted to prison, later on
After the last war it was occupied by evacuees and emigrants.

Currently the Fort is managed by Associvile Volontari Protezione Civile Genova