Porta Granarolo

Ti sei mai chiesto come facevano i soldati e i contadini a muoversi tra le maestose fortificazioni genovesi del Seicento? La risposta si nasconde dietro un elegante arco in arenaria: la Porta Granarolo. Questa struttura non è solo un varco nelle mura, ma un testimone silenzioso di secoli di evoluzioni militari e trasformazioni urbane.

La Storia e le Origini

Inizialmente, il progetto delle Nuove Mura non prevedeva questo varco. Infatti, l’ingegnere Ansaldo De Mari non la inserì nell’elenco ufficiale proposto ai Collegi. Tuttavia, verso la fine del XVII secolo, i costruttori decisero di realizzarla per collegare l’interno della cinta con il borgo di Begato. Ecco alcuni dettagli storici fondamentali: Sostituzione strategica: La porta nacque per sostituire una semplice “sortita” (un’uscita secondaria) sul fianco del baluardo. Dimensioni ridotte:Secondo i rilievi diCodeviola, il passaggio originale era un cunicolo largo appena 2,48 metri. L’intervento del Settecento: Successivamente, l’area assunse un aspetto più formale, arricchendosi di elementi decorativi che possiamo ammirare ancora oggi.

Un Gioiello di Architettura Militare

Oggi, se visiti la zona, puoi notare un contrasto affascinante tra i materiali. Mentre l’arco esterno è in arenaria, al centro spicca uno stemma settecentesco in marmo bianco. Inoltre, la struttura si affaccia su un piccolo piazzale collegato ai terrapieni tramite scale in pietra. Tuttavia, la sicurezza della porta era il pensiero principale dei progettisti. Secondo i documenti di Brusco e le descrizioni di Giovanni De Medicis, l’accesso era protetto da: Un cancello o una sbarra di sicurezza. Una doppia muratura “a baionetta” per bloccare eventuali incursioni.

Trasformazioni e Abbandono

Durante l’Ottocento, il Genio Militare Sardo modificò pesantemente la struttura. Pertanto, la galleria interna fu ampliata per ospitare meglio il corpo di guardia. Sebbene questo rendesse il passaggio più comodo, paradossalmente lo rendeva più fragile. Di conseguenza, il muro del baluardo divenne più sottile, separando l’interno dall’esterno con un solo diaframma in muratura invece del solido terrapieno. Oggi, la strada asfaltata per Begato segue un percorso diverso e la Porta Granarolo riposa in un’atmosfera solitaria. Di conseguenza, la vecchia via termina tra la vegetazione, offrendo un fascino decadente ai viaggiatori che amano i percorsi meno battuti. Nonostante gli sterpi, i passaggi esterni e il fossato sono ancora perfettamente leggibili per un occhio attento.

(Tratto da “Le Fortificazioni di Genova” di Leone Carlo Forti)

Mappa Porta Granarolo

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